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10月31日 E' impressionante quanto sia incredibile la situazione giornalistica del paese, su Bologna dicono soltanto che c'è stato Beppe Grillo, e perchè è stato contestato. Non si dice che abbiamo manifestato in corteo dalle 9:30 alle 17:00, che siamo partiti dalla Piazza Maggiore, eravamo in 40.000, tutta Via Indipendenza, tutta Via Zamboni, Via Castiglione, cordone di polizia in assetto anti-sommossa (volevamo andare alla Confindustria)(qualcuno si è fatto pure male), Via Cartoleria, Via Santo Stefano, Viali fino alla stazione, occupato il centro dell'incrocio di Via Indipendenza che porta sul ponte e stazione per 20 minuti seduti per terra ed ancora Via Indipendenza e Piazza Maggiore. Provate a prendere una cartina di Bologna e tracciare il nostro percorso: vi uscirà spontaneo un "Caspita!"(?!) . E si intende che dove passavamo bloccavamo la strada, nel nostro caso viali, i più trafficati della città, sotto la pioggia ed il sole, gridando. Allucinante. Abbiamo bloccato una citta come Bologna per più di mezza giornata ed i giornali sono capaci di parlare, o sparlare, solo di Beppe Grillo. Che vergogna. Bella democrazia. Spero soltanto che non sia l'ultima giornata di manifestazione studentesca, anzi spero sia solo la prima. A voi cari lettori un pò di cori e cartelloni degni di corteo.
Una fiala d'ignoranza EnteroGelmini Narcotest alla Gelmini te lo chiedono i bambini, NarcoTest alla Gelmini te lo chiedono i bambini. A Natale un solo regalo, la Gelmini appesa ad un palo. Tremonti Tremonti tu sei pazzo Gli universitari non pagheranno un cazzo Se non cambierà bloccheremo la città Noi la crisi non la paghiamo Il futuro dei bambini non fa rima con gelminiù Alma Market Studiorum Ecc ecc
Mi sa che può bastare così. Ps Questa mattina vi consiglio di comprare il Manifesto, malgrado non vi riteniate comunisti vi assicuro che non sprecherete denaro.
Da Repubblica.it
Barack Gelmini
"Il mio punto di riferimento è quello che sta facendo Barack Obama in
America"
(Maria Stella Gelmini, ministro dell'Istruzione, Corriere della sera, 27 ottobre 2008)
"Questo è il momento di affrontare il nostro obbligo morale di
garantire a ogni bambino un'educazione di primo livello, perché questo
è il minimo che serve per competere in un'economia globale...Recluterò
un esercito di nuovi insegnanti, pagherò loro retribuzioni più alte e
darò loro maggiore supporto"
(Barack Obama, discorso di accettazione della candidatura alla Casa Bianca,9 settembre 2008)
( 29 ottobre 2008)
10月26日
Dall'Espresso online
Palermo è un'altra città che certamente non brilla per efficenza dei servizi comunali. Ma anche lì ogni occasione pare buona per buttare un po' di soldi. C'è un progetto da fare? Perché affidarsi ai tecnici del municipio se si possono ingaggiare dei consulenti esterni? Una soluzione accettabile solo nel caso di nomi di grido o problemi particolarissimi da affrontare. Il guaio è che quasi sempre gli incarichi finiscono invece a personaggi sconosciuti ai più e molto legati ai pochi che contano in comune. L'ultimo caso riguarda Palermo dove la Corte dei Conti ha condannato il sindaco Diego Cammarata (Pdl) a risarcire 200 mila euro. Secondo i giudici, i dieci incarichi assegnati nel 2004 per il recupero dell'area dei Mercati Generali e dell'ex Chimica Arenella erano assolutamente inutili. In sintesi, gli incarichi per un valore di 300 mila euro sarebbero stati assegnati senza rispettare criteri. Una pioggia di euro su figure che non avrebbero i requisiti minimi per occuparsi di questa materia: praticamente dei principianti. I giudici sostengono che sarebbe bastato dare un'occhiata ai curriculum per rendersene conto. Infatti le consulenze sarebbero andate anche a ingegneri e architetti praticamente inesperti: la cui «durata minima dell'esperienza professionale» è «insussistente». Alcuni, poi, non c'entravano nulla con l'opera inchiesta. Cammarata ha scaricato tutto su Federico Lazzaro, dirigente dell'urbanistica. Ma i magistrati contabili non gli hanno creduto: il sindaco dovrà risarcire 200 mila euro, Lazzaro altri 100 mila. Il tutto per la «leggerezza gestionale e la condotta gravemente colposa».
10月17日 Ma siamo pazzi?? Ma siamo usciti fuori di senno?? Maroni, il ministro degli interni del governo, che minimizza uno dei più grandi scrittori, per il coraggio dimostrato, e uomini, che il popolo italiano può vantare un paio di giorno dopo che questo viene di nuovo a sapere di essere al centro di imprese stragiste della Camorra??? Ma è una cosa naturale??? Nessuno tocchi Saviano
Da Repubblica.it
Il ministro dell'Interno: "E' un simbolo, ma non il simbolo della lotta ai criminali" E ancora: "Non è da oggi che si combatte la camorra, si fa da anni in silenzio"
Maroni "ridimensiona" Saviano "La lotta al crimine la facciamo noi"
Molte le iniziative di solidarietà allo scrittore, da quelle di Facebook alle letture pubbliche promosse da Fahreneit (Radio3) e in diverse città
NAPOLI -
Parole forti, perfino frecciate polemiche, del ministro degli Interni
Maroni a Roberto Saviano. "E' un simbolo - dice il ministro - ma non è il
simbolo. La lotta alla criminalità organizzata la fanno poliziotti,
carabinieri, magistrati, imprenditori che sono in prima linea ma non
sulle prime pagine dei giornali".
Il titolare del Viminale è a Napoli, dove a margine della firma di un
protocollo per la legalità con gli imprenditori si augura che lo
scrittore non lasci l'Italia "perché contribuisce con la sua immagine
al contrasto alla crimininalità organizzata", ma anche perchè non
ritiene "una buona idea quella di andarsene. Non mi pare ci sia
certezza di evitare la vendetta camorristica che non ha confini".
Poi Maroni ribadisce: "Non è da oggi che si combatte la camorra, lo si
fa da sempre in silenzio. Al di là della risonanza mediatica e della
vicenda personale di Saviano la lotta alla criminalità organizzata si
fa quotidianamente da parte di tutte le forze dello stato, sempre più
con il coinvolgimento dei cittadini". "Non vorrei ridurre lo Stato
nella sua azione - conclude il ministro - a una personificazione".
Ma intanto si moltiplicano le iniziative di solidarietà a favore di
Saviano. Sono molti gli ascoltatori di Fahrenheit, il programma di
Radiotre, che si sono prenotati per la staffetta di lettura integrale
del libro Gomorra fissata
per il 21 ottobre. L'assessore al Turismo della Regione Campania,
Claudio Velardi, ha annunciato per venerdì 24 ottobre la lettura
pubblica di Gomorra. L'iniziativa si terrà dalle 10 alle 20, in una sorta di maratona, nella sede del Pan, il Palazzo delle Arti di Napoli.
Anche l'associazione 'Quindicifebbraio' il 25 ottobre organizzerà a
Torino 'Siamo tutti Saviano', una lettura collettiva di Gomorra.
Per tutta la giornata, in diversi punti della città, attori
professionisti e non si alterneranno nella lettura di alcuni brani del
best-seller. Iniziative analoghe il 21 a Roma alla Casa della memoria,
e a Orvieto il 25 e il 26 ottobre per la Notte bianca di Resistenza e
Solidarietà con Roberto Saviano.
Uno spazio allo scrittore è stato dedicato dal social network Facebook:
si chiama 'Nessuno tocchi Saviano'. All'appello hanno risposto finora
13.000 persone. Sul sito è in corso anche una raccolta di firme a
favore di Saviano, con l'obiettivo di inviare una lettera aperta al
presidente Napolitano per chiedere di costituire un pool parlamentare
all'interno della Commissione Antimafia.
(17 ottobre 2008) 10月14日 E' la prima volta che ne sento parlare e forse un pò ne sono anche dispiaciuto. Vi riporto da La repubblica.it l'intervista fatta al professore di estetica filosofo Gianni Vattimo che oggi ha dato la sua ultima lezione. "Io, filosofo presuntuoso in pensione senza rimorsi"
Martedì lascia l'inventore del "pensiero debole". "Quanti brillanti allievi, qualcuno mi ha tradito..."
di Vera Schiavazzi

Il filosofo Gianni Vattimo
C'è una serenità nuova, quasi l'ammissione di un privilegio (vivere
per pensare e per studiare) nelle parole di Gianni Vattimo alla
vigilia dell'ultima lezione, l'ultimo faccia a faccia con gli
studenti in un'aula di Palazzo Nuovo, fissata per martedì prossimo
alle 10. Non che l'intellettuale capace di polemiche aspre o il
filosofo presuntuoso - come lui stesso si definisce - si sia
ritirato per sempre, questo no. Ma il momento appare più propizio
ai bilanci, alle riflessioni, perfino alle nostalgie. «Anche se per
ora - racconta l'inventore del "pensiero debole" - ho una tale
quantità di impegni all'estero da farmi illudere che non sentirò
troppo la mancanza di tutto questo…». «Tutto questo», cioè 44 anni
di insegnamento, dal primo lavoro come assistente incaricato e dai
primi passi all'ombra di Luigi Pareyson, ora è raccolto in un
piccolo ufficio condiviso, la stanza 12 del secondo piano, dove
l'unico tocco personale è una lunga foto dell'Himalaya e il resto
sono libri «che forse neppure quelli delle bancarelle vorrebbero
più».
Professor Vattimo, che cos'è un «maestro» nell'università
italiana di oggi?
«Tante cose. Nel mio caso, qualcuno che si ostina a pensare alla
filosofia come a uno studio anche generale, "tuttologico" e
politico, dunque una grande occasione per la mente, che può essere
utilissima anche a chi, supponiamo, da grande farà l'agente di
turismo. E c'è la "psicanalisi dei poveri" che ogni professore
esercita nel suo studiolo con lo studente venuto a chiedere la
tesi, ma in realtà pieno di dubbi sul futuro. Quella, sicuramente,
mi mancherà…».
Lei ha avuto come allievi molti giovani brillanti, e
qualcuno è diventato famoso…
«Sì, vado piuttosto fiero di uno come Alessandro Baricco, poi
diventato scrittore importante. Fece una bella tesi su Benjamin, ma
io lo incoraggiai a lasciare comunque i corridoi semibui
dell'università, dove era tentato di accasarsi, e credo di avere
fatto bene. Giuseppe Culicchia oggi è un narratore notevole. E
Gianni Carchia, morto prematuramente ma grande filosofo. Tutti
maschi? Già, perché sono un po' misogino e tra le filosofe salvo
solo Franca D'Agostini. Poi ci sono quelli che mi hanno tradito…» .
Che cosa significa "tradire il maestro"?
«Mettersi a contestare duramente le sue tesi. Anch'io lo feci con
Pareyson, ma c'è da dire da un lato che ognuno tende a giustificare
se stesso quando uccide il padre, e dall'altro che continuai a
portargli grande obbedienza accademica. Non posso dire lo stesso
per uno dei miei allievi più affezionati, che dopo aver lavorato a
lungo con me è diventato un anti-vattimiano selvaggio, un realista
empirista che si occupa di ontologia sperimentale. Come ho detto
pubblicamente, dopo la sua ontologia del telefonino mi aspetto che
si arrivi a quella dello sciacquone (l'allusione è al filosofo
Maurizio Ferraris, ndr)».
Qual è il suo consiglio a un ragazzo di oggi che venga a
dirle «da grande voglio fare il filosofo»?
«Sono bravissimo a sconsigliare, gli amici mi mandano i figli
apposta… Tuttavia, dieci anni fa ero più pessimista: allora mi
pareva che se facevi l'ingegnere o il medico un lavoro l'avresti
avuto di sicuro, adesso sicurezze non ne hai comunque. Tanto vale
seguire le proprie inclinazioni, fare qualcosa che ti piace.
Concretamente, questi giovani filosofi potranno diventare
professori al liceo, grazie all'ondata di pensionamenti:
guadagneranno poco e avranno meno prestigio di un tempo, ma non
sarà poi così male».
Lei, invece, quanto guadagna?
«4.100 euro al mese, grazie all'anzianità. E per la stessa ragione
spero in una pensione lauta. Ma l'aspetto più bello sono gli
inviti, le conferenze, un modo un po' ottocentesco di vivere… A
volte si teme di essere un po' ridicoli, come ne Il professore va a
congresso di David Lodge, poi però quando arrivi con la tua
valigetta negli angoli più sperduti del mondo la gente è contenta e
tu anche».
I suoi genitori la incoraggiarono a studiare
filosofia?
«Papà era agente di polizia, la mamma pantalonista, mia sorella
ragioniera… Ai loro occhi, ero il genio di famiglia e non era il
caso di contrastarmi. Credo che alla fine non se ne siano
pentiti». Lei invece si è pentito di qualcosa?
«No, sono troppo presuntuoso. Le polemiche con Viano sul pensiero
debole, ad esempio, sono state divertentissime e le rifarei subito.
Invece di pentirmi, preferisco ricordare i momenti belli:
sicuramente gli anni del movimento, quando ero preside ma al tempo
stesso mi sentivo partecipe della protesta, anche se quei simpatici
banditi degli studenti mi mettevano spesso in grande imbarazzo. Ne
ricordo soprattutto due: Bruno Boveri e Ermanno Gallo».
Un giudizio sui giovani e la politica oggi?
«Che se appaiono meno impegnati la colpa non è loro, ma dei
partiti. Si può forse essere fortemente del Pd, o appassionatamente
di Rifondazione comunista?».
E uno sulla città?
«Devo ammetterlo, mi piace di più oggi, anche se mi chiedo fino a
quando reggeremo il ritmo. Chiamparino è un pessimo politico,
troppo moderato per me, ma un sindaco piuttosto bravo». (13 ottobre 2008) 10月10日 Quanto prima di Presidente della Repubblica? Tre, quattro giorni.. Comunque la chiamata Salva Manager fortunatamente è stata cancellata. E Berlusconi "Non ne sapeva nulla"
10月9日 Quanto ancora ci dovremmo vergognare e disperare per questo governo...
Sorpresa nel decreto Alitalia: reati non perseguibili se non c'è il fallimento Ad accorgersene per prima Milena Gabanelli, l'autrice della trasmissione Report
Il governo salva Geronzi Tanzi e Cragnotti
di LIANA MILELLA
Una recente immagine di Sergio Cragnotti
ROMA
- Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il
presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac
Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col
marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra,
infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia.
Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2
ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati
nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far
saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per
bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.
Con un semplice,
e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge
Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto
fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti
penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa
si trovi in stato di fallimento.
Se invece è
guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della
Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha
determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato
all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge
dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi
manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non
sarà definitivamente fallita.
Addio ai
processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto
per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per
scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di
Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto
apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti,
Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato,
entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e
approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta
un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli,
l'autrice di Report,
la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su
Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con
Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è
riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali
inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna
manleva".
Ma quel 7bis
dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli,
specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini,
segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo
giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non
saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i
precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da
altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione
d'insolvenza non seguita dal fallimento".
Cascini cita i
casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione
d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei
reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta.
"Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il
fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati,
inclusi i rappresentanti delle banche".
Siamo arrivati a
Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per
lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i
timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti,
Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano.
Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non
solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio
sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola
Alitalia, ma tutte le imprese.
Vediamolo
questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali
della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di
insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo
nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione
straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura,
ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base
dell'ammissione alla procedura".
La scrittura è
cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese
finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola
dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale
resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento
definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo
colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi
manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano
pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà
solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.
Ma che la
salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già
vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza.
Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento
tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e
finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché
l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del
commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex
amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi
andrà avanti sfidando ancora la Consulta.
( 9 ottobre 2008)
10月5日 | Prof antimafia si uccide.''Mi hanno lasciato solo''
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di Alfio Sciacca- 4 ottobre 2008
MESSINA. L'ultimo appello
lo aveva rivolto dieci giorni fa al senatore ds Beppe Lumia: «Mi hanno
isolato e ora me la vogliono far pagare».
Era disperato Adolfo Parmaliana,
50 anni, docente di chimica all'Università di Messina con un passato
di battaglie antimafia nel suo Comune, Terme Vigliatore.
Era stato lui
nel 2005 l'artefice dello scioglimento per mafia del Consiglio comunale.
Ma dopo il clamore era rimasto totalmente isolato. Non solo: i processi
contro boss e politici si sono impantanati mentre lui era stato rinviato
a giudizio per diffamazione. L'ultima beffa, a cui non ha retto. Giovedì
ha parcheggiato l'auto nei pressi di un viadotto della Messina-Palermo
e si è buttato giù. Sul sedile un biglietto che rimanda a un dossier
lasciato al fratello avvocato. Il carteggio è stato sequestrato dalla
Procura di Patti: è il compendio di anni di denunce con nomi di boss,
politici e una sorta di «cupola giudiziaria» che, a suo dire, avrebbe
operato per rallentare le indagini sull'intreccio mafia-politica. Il
caso Parmaliana ricorda la vicenda di Rita Atria, la pentita gestita
dal giudice Borsellino suicidatasi una settimana dopo la strage di Via
D'Amelio. Anche lei si era sentita sola dopo la morte del magistrato.
E a lei fa riferimento il senatore Lumia, che mesi fa ha presentato
un'interrogazione sulle commistioni tra mafia e pezzi di istituzioni
a Barcellona Pozzo di Gotto. «Parmaliana è vittima di Cosa Nostra
come Rita Atria — dice — è urgente far luce su ciò che è avvenuto
in quel territorio e su quanto ha fatto la Procura di Barcellona».
Anche il fratello di Parmaliana, Biagio, crede si tratti di un suicidio
a cui è stato spinto dal muro di gomma creato attorno lui: «Le sue
battaglie davano fastidio a pezzi di Stato e magistratura — spiega
— diceva di sentirsi vittima di ritorsioni da parte di questi uffici.
Ritorsione diventata manifesta col rinvio a giudizio per diffamazione.
L'ha vissuto come la rappresaglia di un sistema deviato che domina nella
zona e che lui ha pensato di sconfiggere sacrificando la vita».
Una storia di coraggio e solitudine.
A riguardare le motivazioni che nel 2005 portarono allo scioglimento
per mafia del Consiglio comunale di Terme si trovano tutte le denunce
di Parmaliana, che dopo il provvedimento fece un manifesto per affermare
«giustizia è fatta». Un testo sobrio, in cui non venivano fatti nomi,
ma che gli costò una causa per diffamazione: due settimane fa il rinvio
a giudizio. Parallelamente, invece, i processi sull'intreccio mafia-politica,
come l'operazione «tsunami», vanno a rilento col rischio che molti
reati si prescrivano. Sembrerà strano, ma Terme Vigliatore (7 mila
abitanti) non ha una caserma di carabinieri. Dal 2003 non si trova un
locale e 5 militari sono ospiti nella caserma di Furnari, a 15 chilometri.
Un anno fa Parmaliana scrisse al capo dello Stato: «Come si possono
conseguire gli obiettivi dello scioglimento per mafia senza un presidio
stabile delle forze dell'ordine?».
Tratto da:
Corriere della Sera
Mafia: Lumia (PD), Parmaliana è un altra vittima di Cosa Nostra
3 ottobre 2008
Palermo. ''Provo sgomento e autentico dolore per la scomparsa di un uomo intelligente, capace e onesto. E' una
notizia sconvolgente, soprattutto per i familiari, ma anche per chi ha
condiviso con lui le battaglie contro le infiltrazioni mafiose a Terme
Vigliatore (Messina)''. Lo afferma il senatore Giuseppe Lumia,
commentando la tragica scomparsa del professore Adolfo Parmaliana,
suicidatosi ieri a Patti.
''Adolfo Parmaliana - dice Lumia - era un uomo giusto, impegnato con
serieta' contro la mafia, con generosita' e competenza: per adesso e'
il momento del dolore e della preghiera, ma nei prossimi giorni
bisognera' fare una riflessione seria su cosa e' avvenuto in quel
territorio, su quanto e' stato fatto dalla stessa procura di Barcellona
Pozzo di Gotto''. ''Parmaliana era stato in prima linea - aggiunge -
nella battaglia per richiedere lo scioglimento del comune di Terme
Vigliatore e invece di svolgere indagini approfondite sulle sue
denunce, era finito lui sul banco degli accusati. Parmaliana e' a tutti
gli effetti un'altra vittima di Cosa nostra e la sua fine non puo' che
ricordarci quella di Rita Atria''.
ANSA
10月2日 Piccoli fascisti crescono
E' stato accerchiato e picchiato a sangue davanti al teatro di Tor Bella Monaca Gli inquirenti: pestaggio razzista. Lo stesso gruppo avrebbe assalito un ragazzo di colore lunedì
Roma, giovane cinese malmenato da cinque minorenni italiani
Una veduta di Tor Bella Monaca, nella periferia romana
ROMA
- Un ragazzo cinese di 25 anni è finito al policlinico di Tor Vergata,
a Roma, dopo essere stato accerchiato e picchiato a sangue da alcuni
ragazzi, cinque minorenni italiani secondo un testimone, in viale
Duilio Cambellotti davanti al teatro di Tor Bella Monaca. Il ragazzo ha
il setto nasale rotto, un grave trauma cranico, una profonda ferita
alla testa e alcuni tagli al volto, ma non sarebbe in pericolo di vita.
Sul posto sono intervenuti i vigili urbani dell'VIII gruppo. Secondo
gli inquirenti si tratta di una aggressione a sfondo razziale.
Il testimone ha riferito ai vigili che il ragazzo stava camminando per
strada tranquillamente quando è stato circondato e malmenato con
violenza. Dopo l'aggressione il gruppo, sempre secondo il testimone, è
fuggito verso viale dell'Archeologia lasciando a terra la vittima che,
in base alle prime informazioni, non parla italiano. Gli inquirenti
sono convinti che i cinque aggressori conoscano bene la zona, e non
escludono che siano tutti residenti a Tor Bella Monaca.
Per gli investigatori potrebbe trattarsi dello stesso gruppo che lunedì
sera, nella stessa zona, ha picchiato un ragazzo di colore che
passeggiava in strada: sarebbero stati riconosciuti da alcuni
testimoni.
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